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Intervista a Vittorio Cipriani

Intervista a Vittorio Cipriani, timoniere di dragon boat, nato in Abruzzo, montanaro adottato dal mare e dall'acqua.

Quando ti sei avvicinato a questo sport bellissimo e perché?

Grazie all'amore per il nuoto! Ero solito venire a Trevignano dove il parcheggio mi costava solo 1000 delle vecchie lire l'ora e per caso ti incontro Fabrizio uno dei pagaiatori del circolo sportivo l'Elliot, un'associazione sportiva di dragon boat nata di lì a poco, nel 2000, il quale mi ha invitato ad iscrivermi al suo circolo. Da allora non sono più sceso dalla barca.

Quali ruoli hai rivestito all'interno della squadra? Quello del timoniere è stato da sempre il più importante?

Ho cominciato come pagaiatore nel 2001. A partire dal 2002 ho preso parte ai mondiali di Roma, nel 2003 a quelli di Poznam in Polonia, nel 2004 a Cape Town in Sud Africa e a Shanghai in Cina e poi nel 2005 i mondiali di Berlino. Nel 2006 comincia il mio esordio di timoniere, per puro caso, a Praga, ai campionati europei ho dovuto sostituire l'allora timoniere, uno dei più bravi, che si era infortunato e, dopo sei anni che pagaiavo, il timone non me lo ha tolto più nessuno!

Come potrebbe essere promosso questo sport secondo te per raggiungere un pubblico più vasto?

Si dovrebbe promuovere maggiormente nelle scuole perché è uno sport completo che fa lavorare braccia, gambe, fascia muscolare dorsale, contemporaneamente, un po' come il nuoto. Inoltre è uno dei pochi sport capace di aggregare un numero notevole di persone. Un'intera scolaresca potrebbe salire in barca e svolgere, al posto della solita ora di educazione fisica, un'ora all'aria aperta al contatto con la natura, sviluppando senso civico e di appartenenza che ti viene dal fatto di prendere parte con un gruppo ad un'attività pedagogico-agonistica. Infatti una squadra di dragon boat è formata da venti, ventidue persone tra pagaiatori, timoniere e tamburino che è colui che grazie ad un tamburo posto a prua della barca fa risuonare il ritmo della pagaiata per tutti.

Credi che per fare il dragon boat bisogna avere delle caratteristiche precise da un punto di vista temperamentale e costituzionale?

No. Anche persone diversamente abili potrebbero praticarlo. Per non parlare della sua capacità terapeutica e di prevenzione del tumore al seno. Le numerose barche delle "donne in rosa" in tutta Italia ne sono una testimonianza. Io ho portato nel dragone, al laghetto dell'Eur ben 20 bambini l'anno scorso provando una soddisfazione rara con gli adulti. Questi ragazzi erano attenti, incuriositi e ricettivi ai miei suggerimenti e la barca è volata!

Da quando collabori con l'associazione sportiva Dragolago ?

Da circa un anno: è veramente una bella squadra! Lucio il presidente, lo conosco ormai da molti anni e ha creduto in questa squadra dalle caratteristiche vincenti: si pensi all'ultima Coppa Italia 2010 dove su 6 gare siamo arrivati 5 volte primi e una volta al 2° posto per una manciata di secondi... L'amicizia che unisce questa squadra li rende forti e capaci di sacrificarsi pur di salire in barca e stare insieme.

Hai intenzione di rinunciare alla pratica di questo sport?

Assolutamente no! Io sono iscritto alla FIDB, Federazione Italiana Dragon Boat come allenatore e come tecnico e quindi posso come timoniere propormi a qualsiasi squadra senza essere necessariamente tesserato con una squadra nello specifico e non ho intenzione comunque di lasciare la Dragolago...almeno per adesso

Cosa consigli ai giovani che si avvicinano a questo sport?

Sacrificio e impegno perché è uno sport che da soddisfazioni, avvicina alla natura e a quel senso di libertà che la caratterizza. L'elemento dell'acqua è fondamentale ed è inoltre uno sport che si pratica all'aria aperta. Inoltre permette di viaggiare e di entrare in contatto con usanze e costumi di altri paesi europei e del mondo, direttamente dalla via principale, attraverso i campionati europei e mondiali in uno spirito di fratellanza e di integrazione. Anche se a dirla tutta, il famoso pedagogista del '900 De Coubertin, fondatore dei giochi olimpici, che professava la mera "partecipazione" in quanto a sport e a gare, non mi vede del tutto d'accordo: io preferisco VINCERE. Ho uno spirito combattivo e senso del sacrificio e perciò è uno sport che consiglio a chi ama superare i propri limiti in compagnia, cioè in un lavoro di squadra.

C'è qualche episodio in particolare che ti piacerebbe raccontare?

Sì mi piacerebbe parlare della 10 Km di Berna, in Svizzera. E' stata la gara più bella che io abbia mai fatto con la squadra dei Dragonauti di Cagliari: siamo arrivati dodicesimi su 50 equipaggi da tutto il mondo! Un'esperienza entusiasmante che consiglio di fare a tutti gli amanti di questo sport. Quarantanove dragoni suddivisi in sette file da sette e che al via partono tutti insieme mentre a 300 mt dalla partenza si passa sotto un ponte la cui larghezza massima è di 20 mt!

Per concludere chiedo a te, che sei uno dei veterani, di tracciare una sintesi storica per i lettori e appassionati di questo sport. Grazie!

Il dragonboat è uno sport nato da una leggenda che risale ad oltre 2000 anni fa... Si narra di un poeta statista cinese che come atto di protesta contro le vessazioni fatte al suo popolo dal governo locale, si gettò nelle acque del fiume. I pescatori con tutte le barche disponibili uscirono in suo soccorso alla ricerca del suo corpo e da allora, tutti gli anni, in oriente si commemora l'evento con un festival. Come disciplina sportiva vera e propria nasce grazie alla Tourist Hong Kong Association. Poi successivamente nel 1990 nasce la E.D.B.F. che riunisce le federazioni di ben 5 continenti. Ciò che purtroppo mortifica questo sport, altamente spettacolare, capace con soli sei equipaggi di far gareggiare centoventi, centotrenta atleti è la quasi totale indifferenza delle istituzioni, per non parlare dello stesso C.O.N.I., al quale rimane perfino difficile sobbarcarsi le spese di un centinaio di atleti per una nazionale che sia open, misto e/o femminile. Sarebbe bello veder riconosciuto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, da un'organizzazione che cura lo sviluppo e la promozione dello sport in Italia, il Dragonboat come sport nazionale perchè ormai conta centinaia di club e migliaia di praticanti...
Un saluto a tutti i dragoni d'Italia !

A cura di Mariella di Lauro 

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