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Censura nel 2011

L'analisi dei risultati ottenuti dalla nostra rappresentativa FIDB a Tampa bay nel corso dei campionati mondiali di dragon boat effettuata da Emilio Jacovacci, atleta FIDB, iscritto al circolo Dragolago, che evidenziavano, al di là dell'impegno eroico dei nostri atleti, una cronica scarsezza di risultati, effettuata sulla pagina di FB della FIDB, a cui si associavano Cristiana Salviati, atleta e segretaria del nostro circolo e Miolla del Canottieri Firenze, provocava una risposta sdegnata di claudio schermi, presidente della FIDB, con conseguente censura su quanto scritto e cancellazione dagli elenchi dei su scritti dai possibili frequentatori di quella pagina.

Qualificandomi come vice-presidente del Dragolago ho cercato di spiegare perchè la politica dei blocchi societari non potrà dare risultati migliori di quelli sino a qui conseguiti. Ii decentramento economico e tecnico della nazionale nella singola società deresponsabilizza la federazione da un punto di vista economico e tecnico, ma è segno di debolezza.

Ho spiegato che uno sponsor che finanzia una squadra di club per l'attività da svolgere in nazionale, deve trattare con la federazione, il ricavato utilizzato per gli atleti che formeranno l'equipaggio migliore. Altrimenti gli sponsors saranno i veri selezionatori della nazionale, investiranno per un club ed avranno un ritorno internazionale della nazionale.

Ho cercato di spiegare che gli atleti della nazionale devono pagarsi il viaggio ma tutto il resto è in carico alla federazione. Le divise utilizzate dopo i campionati vanno riconsegnate e riutilizzate, l'anno dopo.

Ho spiegato che il dragon boat è un movimento trasversale tra le varie categorie e che non si può promuovere solo i giovani.

Gli ultimi interventi di claudio (mi ha chiesto di dargli del tu) sono stati un po' sopra le righe, tanto che il mio circolo è intervenuto ribadendo il tema iniziale "i risultati di Tampa".

Le azione di claudio successive sono state l'estromissione da social network anche del circolo Dragolago, e per le mie proteste, del sottoscritto. Lo ritengo un atto protervo, poco consono ad un presidente di Federazione, più da arbitro, visto la metafora calcistica usata (del cartellino rosso per entrata a gamba tesa) dell'era calciopoli.


     Giovanni Cruciani     

La nuova alba del dragonboat

Domenica 27 marzo, al laghetto dell'EUR a Roma, è partita la nuova stagione agonistica del dragonboat italiano. È stata una bella giornata, con molti spunti di riflessione:

  1. Un aspetto importante è stato il rientro delle società Albalonga e Albadrago nelle gare FIDB. Il movimento di Castelgandolfo è di primaria importanza nel panorama del dragonboat italiano, sono società preparate tecnicamente, pronte ad organizzare manifestazioni sportive, con una forte appartenenza e tradizione nel dragonboat. Sono società che arricchiscono la FIDB.

  2. Dal punto di vista agonistico supremazia del Dragolago, che si è imposto su 4 delle 5 gare in programma, sconfitto dall'Albalonga solo nei 200 mt. misto, in una finale dove l'Albadrago 3° e l'Elliot 4° sono arrivati tutti al fotofinish.
    Un plauso all'Elliot (sempre presente in tutte le gare del calendario) a medaglia nel 2000 misto, oltre al misto femminile braccianese sempre più collaudato, con il sostegno di atleti all'open della n/s squadra.

  3. Fa piacere vedere l'entusiasmo di nuovi equipaggi improvvisati, ma meglio sarebbe inserirli in gare ove il percorso è limitato da una corsia (200 o 500mt), nelle gare di fondo ove vi sono virate e doppiaggi, con squadre che si battono sul filo dei secondi, la loro inesperienza potrebbe essere dannosa. A tal proposito la commissione che è stata istituita nell'ultima assemblea federale potrebbe occuparsi anche di questo aspetto.

  4. Dispiace vedere che i padroni di casa non abbiano schierato una squadra.

Intervista a Vittorio Cipriani

Intervista a Vittorio Cipriani, timoniere di dragon boat, nato in Abruzzo, montanaro adottato dal mare e dall'acqua.

Quando ti sei avvicinato a questo sport bellissimo e perché?

Grazie all'amore per il nuoto! Ero solito venire a Trevignano dove il parcheggio mi costava solo 1000 delle vecchie lire l'ora e per caso ti incontro Fabrizio uno dei pagaiatori del circolo sportivo l'Elliot, un'associazione sportiva di dragon boat nata di lì a poco, nel 2000, il quale mi ha invitato ad iscrivermi al suo circolo. Da allora non sono più sceso dalla barca.

Quali ruoli hai rivestito all'interno della squadra? Quello del timoniere è stato da sempre il più importante?

Ho cominciato come pagaiatore nel 2001. A partire dal 2002 ho preso parte ai mondiali di Roma, nel 2003 a quelli di Poznam in Polonia, nel 2004 a Cape Town in Sud Africa e a Shanghai in Cina e poi nel 2005 i mondiali di Berlino. Nel 2006 comincia il mio esordio di timoniere, per puro caso, a Praga, ai campionati europei ho dovuto sostituire l'allora timoniere, uno dei più bravi, che si era infortunato e, dopo sei anni che pagaiavo, il timone non me lo ha tolto più nessuno!

Come potrebbe essere promosso questo sport secondo te per raggiungere un pubblico più vasto?

Si dovrebbe promuovere maggiormente nelle scuole perché è uno sport completo che fa lavorare braccia, gambe, fascia muscolare dorsale, contemporaneamente, un po' come il nuoto. Inoltre è uno dei pochi sport capace di aggregare un numero notevole di persone. Un'intera scolaresca potrebbe salire in barca e svolgere, al posto della solita ora di educazione fisica, un'ora all'aria aperta al contatto con la natura, sviluppando senso civico e di appartenenza che ti viene dal fatto di prendere parte con un gruppo ad un'attività pedagogico-agonistica. Infatti una squadra di dragon boat è formata da venti, ventidue persone tra pagaiatori, timoniere e tamburino che è colui che grazie ad un tamburo posto a prua della barca fa risuonare il ritmo della pagaiata per tutti.

Credi che per fare il dragon boat bisogna avere delle caratteristiche precise da un punto di vista temperamentale e costituzionale?

No. Anche persone diversamente abili potrebbero praticarlo. Per non parlare della sua capacità terapeutica e di prevenzione del tumore al seno. Le numerose barche delle "donne in rosa" in tutta Italia ne sono una testimonianza. Io ho portato nel dragone, al laghetto dell'Eur ben 20 bambini l'anno scorso provando una soddisfazione rara con gli adulti. Questi ragazzi erano attenti, incuriositi e ricettivi ai miei suggerimenti e la barca è volata!

Da quando collabori con l'associazione sportiva Dragolago ?

Da circa un anno: è veramente una bella squadra! Lucio il presidente, lo conosco ormai da molti anni e ha creduto in questa squadra dalle caratteristiche vincenti: si pensi all'ultima Coppa Italia 2010 dove su 6 gare siamo arrivati 5 volte primi e una volta al 2° posto per una manciata di secondi... L'amicizia che unisce questa squadra li rende forti e capaci di sacrificarsi pur di salire in barca e stare insieme.

Hai intenzione di rinunciare alla pratica di questo sport?

Assolutamente no! Io sono iscritto alla FIDB, Federazione Italiana Dragon Boat come allenatore e come tecnico e quindi posso come timoniere propormi a qualsiasi squadra senza essere necessariamente tesserato con una squadra nello specifico e non ho intenzione comunque di lasciare la Dragolago...almeno per adesso

Cosa consigli ai giovani che si avvicinano a questo sport?

Sacrificio e impegno perché è uno sport che da soddisfazioni, avvicina alla natura e a quel senso di libertà che la caratterizza. L'elemento dell'acqua è fondamentale ed è inoltre uno sport che si pratica all'aria aperta. Inoltre permette di viaggiare e di entrare in contatto con usanze e costumi di altri paesi europei e del mondo, direttamente dalla via principale, attraverso i campionati europei e mondiali in uno spirito di fratellanza e di integrazione. Anche se a dirla tutta, il famoso pedagogista del '900 De Coubertin, fondatore dei giochi olimpici, che professava la mera "partecipazione" in quanto a sport e a gare, non mi vede del tutto d'accordo: io preferisco VINCERE. Ho uno spirito combattivo e senso del sacrificio e perciò è uno sport che consiglio a chi ama superare i propri limiti in compagnia, cioè in un lavoro di squadra.

C'è qualche episodio in particolare che ti piacerebbe raccontare?

Sì mi piacerebbe parlare della 10 Km di Berna, in Svizzera. E' stata la gara più bella che io abbia mai fatto con la squadra dei Dragonauti di Cagliari: siamo arrivati dodicesimi su 50 equipaggi da tutto il mondo! Un'esperienza entusiasmante che consiglio di fare a tutti gli amanti di questo sport. Quarantanove dragoni suddivisi in sette file da sette e che al via partono tutti insieme mentre a 300 mt dalla partenza si passa sotto un ponte la cui larghezza massima è di 20 mt!

Per concludere chiedo a te, che sei uno dei veterani, di tracciare una sintesi storica per i lettori e appassionati di questo sport. Grazie!

Il dragonboat è uno sport nato da una leggenda che risale ad oltre 2000 anni fa... Si narra di un poeta statista cinese che come atto di protesta contro le vessazioni fatte al suo popolo dal governo locale, si gettò nelle acque del fiume. I pescatori con tutte le barche disponibili uscirono in suo soccorso alla ricerca del suo corpo e da allora, tutti gli anni, in oriente si commemora l'evento con un festival. Come disciplina sportiva vera e propria nasce grazie alla Tourist Hong Kong Association. Poi successivamente nel 1990 nasce la E.D.B.F. che riunisce le federazioni di ben 5 continenti. Ciò che purtroppo mortifica questo sport, altamente spettacolare, capace con soli sei equipaggi di far gareggiare centoventi, centotrenta atleti è la quasi totale indifferenza delle istituzioni, per non parlare dello stesso C.O.N.I., al quale rimane perfino difficile sobbarcarsi le spese di un centinaio di atleti per una nazionale che sia open, misto e/o femminile. Sarebbe bello veder riconosciuto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, da un'organizzazione che cura lo sviluppo e la promozione dello sport in Italia, il Dragonboat come sport nazionale perchè ormai conta centinaia di club e migliaia di praticanti...
Un saluto a tutti i dragoni d'Italia !

A cura di Mariella di Lauro 

Intervista a Lucio Malgeri - Presidente Dragolago

Per aprire questo nostro spazio, ci é gradito intervistare il nostro presidente Lucio Malgeri.

Presidente, perché "la voce del dragone"?

Il dragon-boat é per noi una delle discipline sportive più importanti, come tempo e risorse dedicate. Dobbiamo, quindi, dare il maggior risalto possibile a questa nostra attività, cercando di coinvolgere maggiormente il mondo della canoa.

Quindi c'é poca informazione su questo movimento sportivo?

Ci sono sicuramente i canali informativi federali, noi cercheremo di dare informazioni, fare proposte, sollevare critiche e dibattiti, con equidistanza e serietà, nel bene del circuito del dragon-boat.

Voi del Dragolago é da poco che siete in questo sport, che idea vi siete fatti?

Che bisogna avere alle spalle una solida struttura sia logistica che dirigenziale. Provengo dalla scuola Tirrenia Todaro, una società storica, nel mondo della canoa, questo mi ha aiutato molto nella costruzione della attuale società. Abbiamo capito rapidamente, che é molto difficile formare una squadra e portarla alle competizioni, in tutte le categorie. Ci ripaga il vedere i nostri atleti in gara. Continuando a lavorare bene, i risultati non mancheranno. Dobbiamo fare esperienza come atleti, istruttori ed anche come dirigenti. Comunque é una disciplina a noi cara e siamo determinati a sviluppare un bel movimento sul nostro territorio.

Qual é la ricetta giusta?

Non esiste nessuna ricetta e bene lavorare creando una struttura equilibrata negli uomini e nei mezzi, creando, soprattutto, un gruppo con una forte impronta agonistica ed una passione per tutti gli sport di pagaia.

Questo sui campi di gara, e nei palazzi del potere com'é la situazione?

Ci sono dei problemi, inutile negarlo, il maggiore é rappresentato dalla spaccatura in due movimenti separati.

Perché c'é stata una spaccatura nella FIDB?

Si; per quello che ne so, é cominciata nel 2009, dopo l'assemblea federale, che doveva eleggere il nuovo presidente. La rielezione del presidente dott.re Claudio Schermi condusse alla scissione ed alla formazione di un nuovo gruppo di dragon-boat, gestito dalla FICK, con responsabile il sig.re Bedin Mi fu difficile giudicare, allora, le diverse posizioni dei candidati, essendo alla mia prima partecipazione ad una assemblea elettiva. Di certo cercherò di adoperarmi per risolvere i problemi attuali, rimanendo nella FIDB e continuando a gareggiare, in quanto penso che sia l'unica organizzazione che possa sviluppare e far crescere questo sport.

Quindi c'é da ricostruire la federazione?

La federazione esiste e sta lavorando, può anche sbagliare, sta a noi, come società, vigilare e proporre i cambiamenti necessari. Penso sia necessario avere una federazione autonoma, non sotto l'egida della FICK, che gestisce già molte discipline; si correrebbe il rischio di tornare ai tempi in cui la canoa era inclusa nella FIC (federazione italiana canottaggio). Il dragonboat non può essere inserito come semplice disciplina essendo uno sport diverso dagli altri.

Ed il movimento dragonboat-Fick allora?

Noi siamo affiliati alla FICK e gareggiamo nel settore velocità, ma é uno sport differente. In tutte le discipline della FICK c'é un atleta o due o quattro con una imbarcazione, che completamente diverso dal creare un gruppo di 22 persone, con le loro peculiarità psico-fisiche, da portare alla competizione. Rimangono, per me, due sport completamente differenti.

Di che cosa si é discusso nell'ultima assemblea federale?

Si é discusso sulle prospettive ed i problemi del mondi del dragonboat ed abbiamo inserito alcune modifiche nello statuto, ponendo particolare attenzione anche al mondo delle donne in rosa.

Tutti d'amore e accordo, quindi?

No: c'é stato un punto dove non ci siamo trovati in perfetta sintonia, per questo é stata istituita una commissione che rivedrà la questione.

Qual é il punto?

L'assegnazione dei punti della coppa Matteucci, in particolare sul potere di voto nelle assemblee federali elettive.

Cosa é successo?

Il consigliere G. Loretelli (Albalonga) ha presentato una proposta alternativa a quella federale, in sostanza differiva in quanto alle società che più si impegnavano nell'acquisizione dei punti (tramite la partecipazione a gare nazionali ed internazionali), un voto multiplo nelle assemblee federali elettive. Per me ed altri assolutamente equa e trasparente, in quanto non impedisce a nessuno di raggiungere il traguardo del voto multiplo, quindi riconoscendo il merito di quelle società che si impegnano di più, pur garantendo a tutte le società affiliate il voto.

Intuisco che la proposta sia stata respinta?

Si, ed a mio giudizio commettendo un errore, in quanto l'argomento meritava un dibattito più approfondito per trovare un accordo unitario, che scaturisse in un compromesso tra le due proposte, si é voluto invece votare per dare una regola precisa in futuro, travisandone così una attuale.

Perché?

Poco prima il consigliere fed. Piccardi aveva ammonito tutti, dicendo che molte società non erano in regola con le quote della riaffiliazione, ergo non tutti potevano votare. Questi sono errori che si possono anche commettere, purché ci sia la voglia, in futuro, di non ripeterli. La costituzione della commissione, che cercherà di rielaborare il testo dei punteggi, mi é sembrata una buona soluzione, in quanto coinvolge direttamente le società.

Concludendo, una assemblea prolifica?

Si, ripeto c'é da lavorare, ma, sicuramente, raggiungeremo il traguardo di una Federazione seria, trasparente e forte.


Bene, quindi grazie ed alla prossima uscita della Voce del Dragone.


Qualsiasi commento all'intervista é gradito.

La redazione